La serie si compone di n. ro 6 scatole originali confezionate in legno e cartoncino con rivestimenti in carta; ciascuna possiede il piatto anteriore apribile. La chiusura è assicurata da appositi gancetti in ottone che si inseriscono in occhielli dello stesso materiale. Lo stato di conservazione è molto buono a parte alcuni danni ai sistemi di chiusura che in certe unità risultano allentati o mancanti del tutto causa usura.
All'interno delle scatole sono stati collocati fascicoli, le cui copertine sono state ricavate da ottima carta ottocentesca e per tanto ancora in buone condizioni di conservazione, contenenti a loro volta molteplici (molto più raramente singoli) documenti. Questi si presentano nella stragrande maggioranza dei casi come fogli sciolti di dimensioni variabili (cui è stata adattata la foggia di ogni singola copertina); rari i registri completi (peraltro molto danneggiati) o i volumi rilegati o le vacchette (di consistenza piuttosto contenuta) o, infine, i fascicoli nati come tali ab origine nonché i frammenti da unità rilegate. I supporti utilizzati per la confezione dei documenti sono la carta e la pergamena. Per la natura del supporto di ciascun documento e per il suo stato di conservazione si rinvia alle singole schede - documento. A differenza delle prime due serie qui va segnalata una certa diffusione di materiale in pessime condizioni di conservazione con danni manifestatisi già ai tempi del D'Orlandi, cui egli aveva cercato in qualche modo di rimediare.
Questa serie, come si può desumere dal suo titolo, è appunto un'appendice, un'aggiunta ad un lavoro che, a buona ragione, poteva apparire concluso: raccolto, ordinato, condizionato e descritto il materiale il D'Orlandi aveva infatti riversato le risultanze entro le pagine dei due registri descritti alla Serie Prima. Come già detto, correva più o meno l'anno 1846.
Una ventina d'anni dopo la conclusione delle operazioni, circa il 1867, il canonico, neo direttore del Museo Archeologico Nazionale, reperì in qualche modo ulteriore documentazione storica in parte, probabilmente, già presente in museo, in parte frutto di donazioni, che poteva avere qualche analogia con il materiale da lui esaminato. A proposito delle donazioni almeno due documenti furono affidati al D'Orlandi dal conte Pietro Montereale, personalmente conosciuto.
Non potendo operare degli inserimenti tra quanto già inventariato, il D'Orlandi si risolse a creare un'ulteriore serie di scatole dove far trovare "ospitalità" alle "nuove" carte. Ecco dunque nascere l'Appendice d'altri documenti e memorie della città. Essa è analoga ma non uguale alle due serie precedenti e, l'Appendice, sembra proprio un prolungamento accessorio, e non altrettanto ben strutturato, delle due maggiori partizioni precedenti. Sembra di essere di fronte ad una miscellanea o ad una raccolta di "oggetti diversi", avanzati e disposti in ordine più o meno cronologico. Ciò che manca, nell'Appendice, sono la metodicità e il grado di dettaglio delle descrizioni dei fascicoli che già hanno caratterizzato le serie Prima e Seconda. Sono sempre più frequenti i fascicoli che raccolgono più documenti accomunati soltanto dalle loro pessime condizioni di conservazione o dalle vicinanze cronologiche. Non viene dato risalto, così, a lettere od altra corrispondenza proveniente, in una delicata fase storica (come quella tra fine Trecento ed inizi Quattrocento) dal Patriarcato di Aquileia o dalla Repubblica di Venezia o da altre entità che hanno giuocato un ruolo fondamentale come il comune di Udine o la vicina Contea di Gorizia. L'impressione è quella di un lavoro portato avanti e concluso in fretta, più che altro con l'intento, comunque ammirevole, di dare una sistemazione a carte che altrimenti averbbero corso il rischio di andare perdute: si è voluto ricalcare ciò che già si era fatto, ottimamente, una ventina di anni prima.
Da segnalare comunque la presenza dentro l'Appendice di materiale frutto di elaborazioni successive, cinque-secentesche, di carte originali medievali andate perdute già allora o di alcuni dettagliati studi storico-giuridici a cura di personalità locali.