La serie si compone di n. ro 13 scatole originali confezionate in legno e cartoncino con rivestimenti in carta; ciascuna possiede il piatto anteriore apribile. La chiusura è assicurata da appositi gancetti in ottone che si inseriscono in occhielli dello stesso materiale. Lo stato di conservazione è molto buono a parte alcuni danni ai sistemi di chiusura che in certe unità risultano allentati o mancanti del tutto causa usura.
All'interno di ciascuna scatola sono stati collocati fascicoli, le cui copertine sono state ricavate da ottima carta ottocentesca e per tanto ancora in buone condizioni di conservazione, contenenti a loro volta singoli (molto più raramente molteplici) documenti. Questi si presentano nella stragrande maggioranza dei casi come fogli sciolti di dimensioni variabili (cui è stata adattata la foggia di ogni singola copertina); rari i registri completi e le vacchette (peraltro di consistenza piuttosto contenuta), i fascicoli nati come tali ab origine, i frammenti da registri o volumi rilegati.
I supporti utilizzati per la confezione dei documenti sono la carta e la pergamena; su quest'ultima sono stati vergati gli atti ritenuti più importanti (bolle papali, diplomi imperiali, ducali, testi di accordi che hanno coinvolto il comune, atti notarili, sentenze civili e criminali). Per la natura del supporto di ciascun documento e per il suo stato di conservazione si rinvia alle singole schede - documento.
Nella Serie Prima Lorenzo D'Orlandi ha raccolto la documentazione che più di tutte, probabilmente, incontrava i suoi maggior interessi di studioso, di erudito e di cittadino cividalese. I documenti sono infatti tra i più antichi di tutto il fondo. In termini di approccio all'analisi e all'inventariazione, il D'Orlandi ha ricercato entro l'archivio comunale, quale esso si presentava ai suoi occhi di contemporaneo osservatore, il materiale che maggiormente gli sembrava utile per fornire agli studiosi del tempo preziosi percorsi di ricerca. L'attenzione è stata così appuntata innanzitutto sulle pergamene in quanto tali sia veramente importanti dal punto di vista storico (vedasi su tutti la pergamena del patriarca Ulrico II di Treven del 12 febbraio 1176 oppure il documento, pure membranaceo, con cui l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo il 1 agosto 1353 concede a Cividale la possibilità di fondare un università oppure ancora le bolle provenienti dalle corti papali del XV secolo) e del diritto pubblico sia riguardanti aspetti particolari della vita di singoli cittadini o loro piccoli gruppi che andrebbero però inquadrati in un contesto più ampio, sia storiografico che statistico (contratti di compravendita di terreni o case, contratti di affitto ecc.). Alcune carte sono poi dedicate all'attività di alcuni banchieri ebrei che riuscirono ad intessere rapporti diretti con le autorità comunali concedendo dei prestiti. La raccolta di documenti riguardanti il Consiglio cittadino, i provveditori ed i camerari consente contributi allo studio dell'assetto istituzionale del comune di Cividale.
Ma i documenti che tuttora possono essere forieri di spunti nuovi per lo studio della storia della città sono quelli riguardanti le relazioni esterne del comune tra il XIII ed il XV secolo. La Serie Prima offre infatti documenti che consentono di ricostruire l'atteggiamento di Cividale, resasi ormai di fatto autonoma dal potere patriarcale, e le varie relazioni intessute coi patriarchi, con Venezia, coi da Carrara e alcuni signori friulani ma anche con papi ed antipapi. In questi ultimi casi si segnala la presenza di una cospicua raccolta di bolle, per di più in buone condizioni di conservazione. È parimenti ben documentata anche la fase, complicatissima, del passaggio della città alla Serenissima agli inizi del XV secolo.